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domenica, maggio 06, 2012

Suggerimento

Ciao,

è da tanto tempo che non scrivo su questo blog. Non c'è un motivo preciso, pigrizia forse. Oppure la volontà di non mettere nero su bianco pensieri che potrebbero apparire inaccettabili. Ma di inaccettabile c'è la situazione che stiamo vivendo. E le conseguenze che apporterà alle nostre vite. E a quelle dei nostri figli. E allora mi rivolgo a coloro che si trovano a dover decidere delle proprie, di vite, come leggiamo nelle cronache quotidiane. Gente dignitosa senza dubbio. E dico loro questo: ci sono certamente almeno 945 + 1 alternative per utilizzare in maniera più utile, produttiva e senz'altro più soddisfacente e gratificante gli strumenti che state prendendo in considerazione o che avete già scelto per fare del male a voi stessi ed alle vostre famiglie. Non siete voi il Male. Se avete comunque deciso di compiere un gesto insano, considerate le alternative. Io ve ne sarei grato.

giovedì, febbraio 19, 2009

Internet imbrigliata?

Ciao,

questo blog non è molto frequentato, ma comunque esiste e mi permette di riportare alcune riflessioni che ritengo di poter condividere. Si può essre d'accordo oppure no, in fondo si tratta solo di opinioni. Ecco, questo è il punto: la possibilità che tutti abbiamo, e dovremmo avere sempre garantita, di esprimere liberamente il nostro pensiero. Tutto questo è attualmente ancora possibile grazie alla rete. Tuttofabrodo ne è la testimonianza.

Se sei d'accordo con me, ti prego di leggere questo topic: mi sembra importante.

http://www.scambioetico.org/index.php?topic=563.0

Ho inviato una segnalazione in merito, anche al blog di Beppe Grillo. Forse a breve ne sapremo tutti di più


martedì, febbraio 05, 2008

Chi difende la vita?

Vorrei approfondire un tema molto importante: il vaticano, la contraccezione e l’aborto. La chiesa cattolica afferma che la vita è sempre da rispettare. E fin qui tutti d’accordo. Nel momento in cui, però, si rendono necessarie alcune scelte, il vaticano assume una posizione intransigente: no all’aborto sempre e comunque. Il ricorso a questa pratica è solitamente considerato come una extrema ratio dalla maggior parte delle donne in una società ricca e progredita. La legge consente di abortire entro certi limiti temporali, ad esempio se il feto è affetto da patologie gravi, e comunque la scelta dei genitori è sempre molto sofferta e difficile. In altre situazioni l’aborto può rappresentare il male minore: gravi rischi per la salute della madre, giovanissima età della stessa, impossibilità di fornire le cure di cui un qualsiasi bimbo necessita, a causa di situazioni familiari, sociali, economiche estremamente difficili. In tutti questi casi il vaticano dice no. No e basta. Senza eccezioni. A questo aggiungiamo anche la contrarietà verso ogni forma di contraccezione e/o controllo delle nascite che non sia del tutto naturale, e quindi efficace. Cerchiamo di comprendere le conseguenze di tale ostinato atteggiamento. Non si farebbe nulla per evitare la sofferenza di persone con gravi difficoltà fisiche e mentali, si aumenterebbero le difficoltà in situazioni già molto disagevoli e disperate. Perché la chiesa vuole la sofferenza (altrui, si capisce…)? Beh, ho già espresso il mio pensiero in un precedente post. La chiesa vive di sofferenza, si nutre di disperazione. Raccoglie adepti tra gli emarginati, in cambio di stravaganti promesse di eternità e salvezza (ma salvezza da chi e da cosa?). La sofferenza (degli altri) è purificatrice, e quindi devono per forza esserci persone che soffrono. Bisogna fare in modo che soffrano.
Come può, chi per libera scelta (e direi contro natura), ha rinunciato a donare la vita, e a vivere l’esperienza della paternità, avere la supponenza di imporre ad altri il proprio punto di vista? Si tratta evidentemente di terrorismo psicologico, visto che la pena per i peccatori è l’inferno. E l’inferno di per sé non sarebbe male. Il problema è che lassotto di papa non ce ne sta uno soltanto, e il numero cresce di conclave in conclave…

giovedì, gennaio 24, 2008

Le vittime

Ciao,
molti milioni di persone muoiono quotidianamente di stenti e malattie, perché i governi di tutto il mondo vogliono che sia così; poche migliaia di cittadini israeliani sono minacciati da alcuni missili palestinesi; oltre un milione di cittadini palestinesi vive senza generi di prima necessità a causa del blocco imposto dal governo di Israele; migliaia di clandestini perdono la vita ogni mese nel tentativo di entrare nel nostro paese; tutti i giorni qualche lavoratore sacrifica se stesso, e di conseguenza la propria famiglia, per una qualche azienda; centinaia di migliaia, o forse più, sono i cittadini che attualmente vivono sommersi di spazzatura in Campania; chissà quanti vivono ricattati da mafiosi, da usurai e da criminali in genere; moltissime famiglie non arrivano a fine mese; chissà quanti uomini, donne e bambini, nel mondo, devono sopportare i soprusi dei propri governi.

L’elenco è infinito. Ma questo è già sufficiente.
Chi sono le vittime?

Il papa, perché finalmente (era ora!) qualcuno avuto l’opportunità di tappargli la bocca. Poverino, lui è vittima di censura, non parla mai, non esterna mai, non hai mai l’occasione di influenzare la vita di coloro che di lui non vogliono nemmeno sentir parlare.

Mastella, perché lo accusano di qualcosa che tutti sospettavano, lui e tutta la sua famiglia. Poverino, ce l’hanno con lui e i suoi parenti.

L’opposizione perché il governo si deve dimettere.

Il governo perché l’opposizione fa ostruzionismo.

Le aziende perché fatturano poco e pagano troppe tasse.

I politici in genere, tutte le volte che sentono parlare di magistratura.

E NOI?
Ora basta. Forse siamo pronti per un altro ventennio, per un uomo che faccia veramente piazza pulita. E che dopo bisognerà di nuovo appendere. E sarà lui la vittima.


martedì, gennaio 08, 2008

Anno nuovo, cronaca vecchia

Ciao,

se fosse vero quanto ho letto, vorrei ringraziare pubblicamente l'uomo di cui si parla in questo articolo. Il suo gesto, più che legittimo, ha forse risparmiato due vite innocenti: la sua e quella del malcapitato che gli avrebbe fatto seguito nella inevitabile rapina successiva. Vorrei manifestare a costui tutta la mia solidarietà, nonché il mio totale dissenso in caso di condanna. Per me questo è un eroe. L'eccesso di legittima difesa è una idiozia: se mi minacci con una pistola in casa mia, è giusto che tu muoia. Anzi, è il minimo. E non venitemi a parlare di amore fraterno. Fratelli di quel tipo non ne voglio.

http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/uccide-rapinatore/uccide-rapinatore/uccide-rapinatore.html


mercoledì, novembre 21, 2007

Emergenza zingari


Ciao,
oggi tratterò un tema di scottante attualità: l’emergenza zingari. Per farlo porterò l’esempio di una famiglia, che chiamerò S., per questioni di rispetto della privacy.
La famiglia S. ha radici lontane, le sue origini risalgono a diversi secoli or sono. E’ una famiglia in cui le tradizioni hanno sempre avuto un ruolo fondamentale. Il Patriarca, o Capofamiglia, è colui che detiene il controllo totale di tutte le attività, che risulta proprietario di tutti i beni materiali, e che prende le decisioni importanti. Se la famiglia possiede delle terre, il potere del Capofamiglia si estende, in maniera assoluta, anche su coloro che ci vivono. Per questo motivo egli, tradizionalmente, desidera che ci si rivolga a lui con espressioni e/o titoli che possono corrispondere ai noti “Vostra Maestà” oppure “Sire”. La sua sposa è la regina. Il titolo di Capofamiglia si trasmette al primogenito maschio, insieme a tutti i beni di famiglia. Sia la primogenitura che una attenta politica matrimoniale, riguardante i cadetti e le figlie femmine, cui spesso sono imposti matrimoni combinati e di convenienza, guidati dall’opportunità economica, assicurano che il patrimonio familiare non sia frammentato, ma anzi fanno sì che aumenti nel tempo. In effetti, l’incremento delle ricchezze costituisce da sempre la maggiore responsabilità del Patriarca nel corso della sua vita.
Ora conosciamo meglio gli usi della famiglia S.
Ricostruiamo la storia recente di questa famiglia.
Nei secoli XVIII e XIX in special modo, i Patriarchi che si sono succeduti alla guida della famiglia hanno condotto una campagna di conquista e di annessione di nuovi beni, possedimenti e territori, a spese di altre famiglie, naturalmente. Tutti gli abitanti di tali territori sono dunque passati sotto l’autorità della famiglia S., la quale, in molti casi, non ha esitato a reprimere con la forza le eventuali manifestazioni di opposizione da parte della popolazione. Nel primo quarto del XX secolo, i domini della famiglia S. hanno raggiunto l’apice. Poi, subito dopo, il declino. Un capofamiglia debole, incapace, non all’altezza direi, ha permesso che un uomo forte, estraneo alla famiglia, assumesse il controllo della situazione. Quest’uomo ebbe la possibilità di esercitare un potere assoluto sulle terre e sui rispettivi abitanti, con esiti devastanti. Fu un errore gravissimo e dalle conseguenze irreversibili ed irreparabili: la famiglia non riuscì più a riprendere possesso dei suoi beni. Anzi fu costretta a fuggire all’estero: erano gli anni ’40. La famiglia, rimasta ormai senza casa né patria, si stabilì dapprima in Portogallo, dove aveva forse alcuni interessi importanti. Certamente non fu facile affrontare la situazione per il Patriarca dell’epoca, specialmente all’inizio, sebbene si possa ragionevolmente ipotizzare che prima della fuga, abbia predisposto tutto il necessario, affinché una parte considerevole del tesoro familiare restasse nelle proprie mani.
In ogni caso il nucleo familiare si sfaldò: la regina si separò dal capofamiglia, per trasferirsi in Svizzera portando con sé l’erede maschio. Questi, per sopravvivere, svolse attività di vario tipo che attirarono l’attenzione delle autorità: fu indagato per traffico di armi, omicidio volontario, porto abusivo di arma da fuoco e ha fatto parte di almeno una associazione inquietante. Alcune sue dichiarazioni di stampo lievemente razzista sono state in seguito ritrattate. Alcuni membri della famiglia hanno avanzato forti dubbi sulla legittimità del suo status di erede al titolo di capofamiglia.
Ciò nonostante, nei primi anni del nuovo millennio, è stato consentito a lui, la sua signora e suo figlio di tornare nel paese che gli diede i natali. Dopo pochi anni ha dato nuovamente prova delle sue qualità facendosi arrestare con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. I procedimenti furono archiviati ma alcune intercettazioni telefoniche lasciano molti dubbi (o nessuno?) sul tipo di personaggio.
Il figlio è noto per non lavarsi le mani dopo aver pisciato.
Ora, tale pseudocapofamiglia e suo figlio, ritengono di essere stati defraudati del patrimonio (di cui, per come si sono svolti i fatti, nessuno dei due è mai stato legittimo proprietario) che i loro avi avevano depredato, e del quale i loro avi sono stati privati, in seguito a gravissime ed inespiabili colpe. Tali personaggi che definisco zingari, nella speranza che tornino a girovagare apolidi per il mondo, con rispetto furono allontanati dal nostro paese, con tolleranza sono stati di nuovo accolti. Ma siano ora, senza rispetto né tolleranza, poiché hanno dato ampia ed incontrovertibile dimostrazione di non meritarle, cacciati a calci senza possibilità di tornare.

martedì, novembre 20, 2007

Notizia curiosa

Ciao,

riporto esattamente come ricevuto dal notiziario dell'ADUC:

"CINA / Elastici per capelli da preservativi usati
Nella provincia meridionale Guangdong sono in vendita elastici per capelli fatti con preservativi usati. Gli elastici potenzialmente pericolosi vengono commercializzati in numerosi punti vendita e saloni di bellezza delle citta' Dongguan e Guangzhou, riferisce China Daily. Poiche' sono molto piu' convenienti degli altri, il loro successo cresce. I condom riciclati possono pero' ancora contenere batteri e virus, come mette in guardia il giornale. Secondo un dermatologo locale, non si puo' escludere l'infezione di una malattia genitale, Aids inclusa, poiche' le donne hanno l'abitudine di tenere in bocca l'elastico mentre si fanno la treccia o un nodo ai capelli. Intanto, un portavoce governativo ribadisce che riciclare i preservativi e' proibito."



Oceano?

Ma con quel cognome lì, andava bene Bobby...

mercoledì, novembre 14, 2007

I fatti di Badia al Pino


Di Gabriele sappiamo tutto, noi che non lo abbiamo conosciuto vivo. Faceva il DJ, era della lazio, la sua famiglia possiede un negozio di abbigliamento. Tutto qui? Vogliono farci credere che sia così. Anzi, dicono che la cosa più importante della sua vita fosse la lazio. L’hanno marchiato come tifoso, salvo aggiungere che era un bravo tifoso, di quelli moderati. Questo perché? Secondo me solo per unire con un ipocrita filo, nemmeno tanto sottile, la vicenda della sua morte con il mondo del calcio. Non prendiamoci per il naso! Un folle ed irresponsabile gesto di un agente di polizia, che sembra essere passato dalla parte dei buoni a quella dei cattivi nel brevissimo tempo della corsa di un proiettile, non centra nulla con il calcio. Da 40 o 70 metri non poteva vedere chi era presente sul sedile posteriore di quell’auto, tanto meno mirare al collo. Ma doveva sapere, non ci sono altre possibilità, che in quel modo poteva uccidere chiunque. Avrei potuto essere io, oppure un bimbo sul suo seggiolino, o la sua mamma. I quali non stavano recandosi a vedere un incontro di calcio. E allora parleremmo di tutt’altra storia. Ma, evidentemente, fa comodo (a chi?) così. Amato ha detto che nulla sarebbe accaduto se non ci fosse stata una rissa (?) in quella stazione di servizio. Vero. Concordo in pieno. Aggiungo anzi, che il problema delle risse non si presenterà più: la gente ha capito che oltre ai pugni potrebbe arrivare anche qualche pallottola.
La Feccia non ha perso tempo, ha rispolverato il suo frasario di circostanza, udito tante volte in precedenza: “il cordoglio”, “faremo luce”, “la famiglia”, “saremo inflessibili”, “la verità”. La verità. La verità è che la Feccia non sa, o non vuole, risolvere i problemi. Però li sposta. Da qui a lì. E per magia ci appaiono sotto una luce diversa. Così sembra che qualcosa sia stato fatto. Dopo i fatti di Catania, che nulla hanno a che fare col calcio, i rimedi proposti sono stati rigorosamente applicati? Sono serviti a qualcosa? No. Ad entrambe le domande. E allora di che stiamo parlando? I tifosi non sono quelli che girano armati di spranghe, coltellacci e forse pistole, alla ricerca di uno scontro. I tifosi sono persone che amano la propria squadra, parteggiano per essa, e talvolta la seguono. Basta. Non c’è altro. I delinquenti sono una cosa diversa. Non chiamiamoli tifosi per mascherare il fatto che per le nostre strade si permette ad essi di camminare liberamente.
Fermare il calcio è inutile. Un dispiacere per quelli come Gabriele. Un affare per i delinquenti.
Quello che ci hanno raccontato di Gabriele, è quasi zero. Era un fratello, era un figlio, era un amico, e chissà quante altre cose, magari nemmeno tutte positive. Chissà quante cose ancora era, e avrebbe voluto essere.
Di me, se dicessero che sono romanista e ascolto i Pink Floyd, non avrebbero detto nulla.
Da papà, vorrei non vivere mai il dolore dei genitori di Gabriele.
Da cittadino, vorrei i delinquenti in galera. Ma vorrei vederceli invecchiare. Vorrei che lavorassero per pagare tutti i danni causati. Vorrei vedere la speranza scomparire dai loro sguardi, anno dopo anno. E vorrei lo stesso per la Feccia.
Come ho già detto, in questi casi non c’è giustizia. Giustizia sarebbe: Gabriele a casa coi suoi, e l’agente in carcere. Ma non si può. E allora che sia la giustizia desiderata dalla famiglia Sandri.


martedì, novembre 06, 2007

Le tre fecce: la FECCIA, la Feccia e la feccia


La situazione è drammatica. Forse senza rimedio. La miccia è accesa e brucia rapidamente: quanto sarà lunga? I pupazzi cialtroni che ci governano insistono a tirare la fune. Insistono e persistono. Creano i problemi, fingono di affrontarli e pretendono di farci la morale. Gli ultimi episodi di cronaca costituiscono la normale e logica conseguenza di una situazione al limite. La donna trucidata. Il romeno arrestato. Le baracche demolite (e gli occupanti?). I romeni braccati e picchiati. Il governo romeno che si lamenta e rimprovera l’Italia (?!). I pupazzi cialtroni che litigano di cavilli e principi in parlamento senza concludere nulla. Questi ultimi sono la Feccia.
Ecco come la vedo io.
Esiste un gruppo di potere che si ritiene al di sopra di tutto e di tutti, la FECCIA. Prende decisioni nel proprio ed esclusivo interesse tramite i pupazzi cialtroni (la Feccia), i quali fingono, si badi bene, di appartenere a fazioni contrapposte. Ma è solo teatrino: Berlusconi e Prodi sono due schizofreniche manifestazioni dello stesso cancro che ci sta devastando. Interessi economici di pochi (la FECCIA) hanno determinato decisioni a livello nazionale ed europeo affinché paesi tra cui la Romania entrassero di corsa nell’UE. Questi ultimi ne hanno approfittato per darsi una ripulita e si sono liberati della propria feccia. E l’hanno spedita qui. Così noi abbiamo la nostra e la loro. Ora ci intimano pure di trattarla con tutti i riguardi, e di non provare a rispedirla al mittente. Già la nostra, di Feccia, aveva provveduto a spalancare le porte delle carceri, per salvare altra feccia (Feccia?); ora ci troviamo in un letamaio. Sempre la nostra Feccia, finanzia missioni di guerra in terra straniera a scapito di quella che sarebbe l’ordinaria amministrazione in patria, per la quale, ci dice, non ci sono i fondi. Così si è sparsa la voce che da noi la feccia regna sovrana. Ladri, criminali, assassini, stupratori, ma anche poveracci, disperati e reietti altrove indesiderati, sperano di rifarsi una vita qui. Ciascuno secondo le proprie competenze. E noi? Noi cittadini? Dobbiamo subire? Ci dicono che non è giusto farsi giustizia da soli e l’esempio viene dal ministro della giustizia nel caso De Magistris. Cara Feccia, la giustizia che mi faccio io sarà sempre migliore di quella che fai tu! Intendiamoci: l’intolleranza è sbagliata. E’ una generalizzazione senza senso. Bastonare gli stranieri è gravissimo, inaccettabile. Due sole sono le cose da fare: eliminare la Feccia, quella con la F maiuscola. Farsi dire chi c’è dietro (altra FECCIA, senza dubbio, ma tutta maiuscola) e ripulire bene, sterilmente direi. Per i criminali (la feccia) galera o corda. Attenzione, ho detto criminali, non poveracci. Senza moralismi. Chi non riconosce i fondamentali diritti altrui, non si deve azzardare a reclamarne di propri. Tutti dovrebbero nascere liberi. I diritti di tutti dovrebbero essere garantiti. Ma nel corso della propria vita, si deve dimostrare, o per lo meno, si deve fare di tutto, per meritarseli, questi diritti. Senza moralismi. La FECCIA biancovestita, col suo ghigno vampiresco, reclama, assieme ai suoi neri servitori, accoglienza. Quanti bisognosi sono accolti nei giardini vaticani? Basta! Lui è uno di coloro che stanno dietro, è uno di quelli che tutela i propri interessi, è uno di quelli tutti maiuscoli. Cerca di tenerci buoni, con le storie del perdono e della carità cristiana, virtù che si vanta di praticare, tacendo il fatto che lo fa con soldi nostri e ci ha costruito un impero.
Non sono comunista, non sono fascista e non sono razzista. Le regole devono valere per tutti, indipendentemente dal colore e dalla religione, non c’è burka o croce che tenga. Non mi dite che la pena capitale è incivile, se l’alternativa è ancora più rozza: criminali a piede libero, grazie alle attenuanti generiche, l’infermità mentale, la condizionale o, peggio, l’indulto. La pena capitale è purtroppo (o per fortuna) irreversibile. Se sbagli, non c’è rimedio. Ma con la FECCIA e con la Feccia puoi andare sul sicuro. Per quanto riguarda la feccia, quella normale, quella che gira per strada con noi, è sufficiente un po’ più di controllo, un po’ più di fermezza ed un mondo più giusto. Ricordiamoci che se alcuni non hanno di che vivere e sono senza alternative, è perché altri ne hanno in abbondanza. Ricordiamoci che le religioni e le fazioni politiche servono a dividerci e contrapporci. Ricordiamoci che non sono i bambini ad essere la nostra speranza, siamo noi adulti ad essere la loro rovina. Ricordiamoci che la più grande vittoria del demonio non è stata di convincerci che non esiste, ma di assicurarci di essere buono.
Quando ci ricorderemo di tutto questo, allora avremo compiuto il primo passo verso un mondo migliore.

lunedì, giugno 18, 2007

Passato, presente, futuro


Ciao,
in passato ho studiato con impegno, e grazie all’aiuto ed alla pazienza di coloro che mi vogliono bene, ho centrato l’obiettivo di una prestigiosa laurea con lode. Chi ha studiato bene, mi dicevo, è preparato e stimato in ambito universitario non incontrerà difficoltà a trovare lavoro. Fu così infatti: rinunciai alla carriera universitaria, declinando l’invito dei miei professori. D’altra parte troppi anni ancora fra dottorati, gavetta, contratti capestro, sarebbero serviti per ottenere il posto di ricercatore. Ma questa è un’altra storia.
Lavoro ormai da parecchi anni, sempre per la stessa azienda. Periodi buoni, altri meno buoni, alcuni pessimi. Ho una famiglia. Ho una casa. Devo ritenermi felice e soddisfatto. E anche fortunato. Ma sono preoccupato. L’orizzonte non è limpido. Scure nubi si stanno avvicinando. La corda è tesa, quasi al limite, eppure, dall’altra parte, si continua a tirare.
L’euro è stato un brutto colpo per molti, un affare colossale per alcuni. Ci hanno tolto la pensione, poi il TFR, diritti che pensavamo certi, granitici. Banche, società di credito, assicurazioni, fanno a gara per aggiudicarsi il gruzzolo e, se va bene, solo il grosso degli interessi che frutterà. Se va male inventeranno una scusa, e resteremo senza nemmeno il classico tozzo di pane. Lavoriamo, ma lo stipendio resta quello. Aumenti? Non se ne parla. La ripresa economica del paese? Se ne parla. Da almeno dieci anni, a mesi alterni. Come il vaccino per l’AIDS e la cura per il cancro (ma anche questa è un’altra storia). Il lavoro è diventato un privilegio, il salario un optional. E si fatica sempre di più. Ora sappiamo di essere osservati, spiati, in qualche modo minacciati. Cambiamenti? Nessuno. Destra o sinistra? Ormai sono equivalenti, non c’è differenza: tutti tirano la corda. Si accusano l’un l’altro dichiarandosi amici della gente. Uno di loro ha ottenuto molto dal consenso nazionale: soldi, agevolazioni, celebrità, favori, ed una fedina penale meno sporca. In cambio ci ha dato alcuni delinquenti in parlamento, il grande fratello e Maria De Filippi. Il suo antagonista invece, non si sa cosa si sia preso e nemmeno cosa ci abbia dato. Forse lo capiremo guardandoci dietro. Ambedue, però, tirano la corda. Imperterriti. Non credo più nel voto, in questa pseudodemocrazia, utile solo per designare l’assegnazione di un ruolo, non per governare un paese.
Qualcuno di loro ha detto che la politica è in crisi. Mi ricorda il piromane che da al fuoco la colpa dell’incendio. Lui è uno di quelli che tira di più. Di nascosto, però. La corda è sempre più in tensione. Molte famiglie sono scivolate in un vortice che le lascia senza risorse tra uno stipendio ed il successivo. Tra poco toccherà ad altre. Prima o poi anche alla mia. E la corda? Si spezzerà, spero. Molti saranno decapitati dalla frustata dei due spezzoni. Agli altri dovremo pensare noi. E’ questione di tempo, ma credo che se non sarà la mia generazione, toccherà a quelli come mio figlio, fare pulizia e rimediare agli errori nostri e dei nostri padri. Serviranno mezzi drastici, purtroppo, poiché lo sporco accumulato nel Parlamento è molto ostinato. D’altra parte sono decenni che non si cambia nemmeno l’aria, lì dentro. Hanno provato a farci credere che pulizia fosse fatta, ma è evidente che hanno soltanto messo la polvere sotto il tappeto. Chi si ribella è un terrorista, dicono. Bene, allora è proprio dei terroristi che c’è bisogno. Adesso. Dobbiamo avere la forza ed il coraggio di tagliarla noi questa maledetta fune, prima che si spezzi da sé. Altrimenti domani sarà guerra civile e non voglio pensare alla fine che farà il sorriso del mio bambino.

mercoledì, febbraio 07, 2007

I buffoni della politica

Ciao,
sono infuriato, sono indignato, ma sono sincero. I nostri buffoni non fanno ridere, non l’hanno mai fatto. Sono maschere tragiche, che nessuno indosserebbe a carnevale. A ragione. Sarebbe pericoloso camuffarsi da Berlusconi: potresti essere catturato dai comunisti o ucciso da un sicario assoldato dalla seconda moglie. Se ti travesti da Pannella saresti costretto al digiuno fino al mercoledì delle ceneri: niente frappe. La maschera di Buttiglione ti confinerebbe a Cartoonia per il resto della vita. Con le facce di Amato, Prodi e Mastella verresti linciato per strada dai Power Rangers o da un Uomo Ragno panciuto. Un Califfo (non si sa se quello vero) arrapato può essere pericoloso per una Melandri in gonna e parrucca. Stanno macchinando un atroce scherzo di carnevale. Alla faccia di Filippo Raciti. Anzi, grazie a lui ed alla sua morte. Non sono migliori dei suoi assassini. Sono vampiri che stanno succhiando denari da questa storia. Senza bisogno dei denti finti: hanno quelli veri, loro.
La storia è arcinota: FUORI dallo stadio di Catania si è svolta la Battaglia omonima. Filippo Raciti è morto. Assassinato. Si sta cercando l’omicida. Ma il vero colpevole è stato già individuato dai nostri buffoni: è lo stadio. Non è a norma, e quindi è tutta colpa sua. Non di chi non l’ha adeguato, non di chi ha concesso deroghe, non di delinquenti inferociti. Lo arresteranno? Lo processeranno? Lo condanneranno? Lo imprigioneranno?
No. Niente di tutto questo. Gli regaleranno un bel lifting. A spese nostre naturalmente. E loro ci faranno la cresta, come fanno sempre.
Sebbene gli scontri con le forze dell’ordine avvengano generalmente fuori dagli stadi, a margine di un evento sportivo che funge chiaramente da pretesto, ci dicono che il problema è la sicurezza negli stadi (cioè all’interno di essi). E’ scandaloso e falso e lo possono verificare tutti. A che serve identificare chi entra allo stadio se i delinquenti aspettano fuori? Se lo stadio di Catania avesse avuto i tornelli, la battaglia si sarebbe evitata? Negli stadi si possono verificare risse, è vero. Ma gli episodi più gravi nascono fuori: chi permette l’ingresso di motorini sugli spalti? E i razzi chi li fa entrare?
Il nostro è un problema di educazione e di cultura, ma i buffoni non hanno interesse a risolverlo, anzi. Un popolo ignorante e rozzo è più facile da prendere in giro, come in questo caso. Per loro il problema è un altro: i soldi. Da quanto tempo si dice che dobbiamo rifare gli stadi? Ecco, questa è un’occasione da non farsi scappare, anche perché in caso contrario si rischia di perdere l’organizzazione dei campionati europei del 2012 (principale preoccupazione di Pancalli dopo i fatti di Catania). Rifare gli stadi per i mondiali del 1990 costò al paese cifre da capogiro, servite più che altro ad arricchire i buffoni di allora. I presidenti dei grandi club e gli abbonati non vogliono gli stadi vuoti: perderebbero soldi. Le televisioni (e quindi anche Berlusconi) non vogliono che il calcio si fermi: perderebbero soldi. E quindi? Quindi tutto tornerà come prima, dopo qualche giorno di digiuno purificatore. In tutto ciò, ho apprezzato Matarrese quando se l’è fatta addosso. Chiaramente è stata una gaffe involontaria: gli scappava e non ha saputo trattenerla. Cosa? La verità. E’ stato l’unico che abbia detto come stanno veramente le cose, ed i suoi colleghi buffoni avrebbero voluto ammazzarlo. Sul serio. Perché non li ammazziamo noi?

lunedì, febbraio 05, 2007

La Battaglia di Catania

Ciao,
in questi giorni piangiamo tutti la scomparsa di Filippo Raciti durante la Battaglia di Catania. E sempre in questi giorni ho sentito tante di quelle corbellerie sull’argomento, che mi sento costretto ad intervenire con questo post.
Catania è una piazza calda, come hanno confermato molti ex-calciatori che vi hanno trascorso parte della loro carriera. Tuttavia, i fatti luttuosi di sabato sarebbero potuti accadere ovunque. Le scritte apparse sui muri di molte città italiane, costituiscono la prova che il campo di battaglia è esteso a tutto il territorio nazionale. C’è una guerra tra fazioni di colore diverso: da una parte c’è lo stato, dall’altra gruppi più o meno numerosi, più o meno organizzati, più o meno schierati politicamente, più o meno manipolati, ma comunque violenti e desiderosi di combattere la propria guerra. Non saprei come definirli, forse delinquenti, certamente non tifosi. Le ragioni di tanta ferocia possono essere diverse. Tra tutte, si parla di disagio sociale. Da cosa abbia origine questo disagio nessuno lo dice. I nostri politicanti si sono limitati ad esprimere cordoglio alla famiglia colpita, ed ad affermare che si è passato il limite e saranno attivati provvedimenti severissimi. Esattamente quanto detto e fatto pochi mesi or sono dal di allora ministro Pisanu. A quanto pare inutilmente. E non mi importa sapere se per deficienze dei provvedimenti o di chi avrebbe dovuto farli rispettare. A questo punto la domanda è: cosa dobbiamo aspettarci?
Ecco come la vedo io. La nostra società non è malata, come pure sento spesso dire. E’ decadente. Ci troviamo in una fase in cui diamo importanza all’effimero, all’apparenza, all’ostentazione. Non badiamo a come stanno le cose, ci interessa come sembrano. Curiamo la forma, non la sostanza. Ci interessa il successo come scopo finale, non come conseguenza di particolari meriti. I programmi televisivi propongono soprattutto modelli di questo tipo. E più sono idioti, più hanno successo. Speriamo di aver toccato il fondo con Frizzi e i cani dei vip. In questo contesto non abbiamo tempo né voglia di lavorare. Gli immigrati lo stanno facendo per noi: loro sono le formiche. Siamo troppo occupati a godere di quanto costruito dalle generazioni passate: noi siamo la cicala. Ma non può durare a lungo: finiremo come tutte le civiltà che si sono succedute nel corso della storia. Saremo spazzati via da altri che prenderanno il nostro posto. Ma anche loro, raggiunta una posizione dominante, si adagieranno e faranno la stessa fine. E’ nella natura dell’uomo. Come la violenza. Inutile negarlo, siamo animali violenti. Biologicamente si tratta di un eccesso di testosterone (ecco perché sono violenti soprattutto i maschi), che deve essere smaltito. Come? Mi vengono in mente due modi: il sesso e la violenza, il che significa procreazione e affermazione (intesa sia come affermazione di sé, sia come sopraffazione altrui). Ed in una società come quella che vedo io, la violenza e l’affermazione sono da preferirsi al sesso, che per inciso, non regala le scariche di adrenalina tipiche delle situazioni critiche e di pericolo. Ecco, la guerra urbana di Catania, molti crimini dei nostri giorni, persino il malgoverno dei nostri politicanti (che dopotutto fanno soltanto gli interessi di chi li controlla), sono da ricondurre, secondo me, ad una pulsione irrefrenabile che mira all’affermazione e alla sopraffazione. I nostri padri, i nostri nonni avevano altro di cui occuparsi: due guerre mondiali e un ventennio di dittatura nel secolo scorso, con tutte le conseguenze che ne sono derivate.
In tutto ciò, sinceramente, credo che il calcio e lo sport siano eventi marginali. Chi li vuole tirare in ballo sta cercando un alibi: le partite di calcio sono un inciso via via meno importante nelle pagine dei quotidiani sportivi. A conferma di ciò, in una domenica senza partite tutte le trasmissioni che discutono di calcio sono andate regolarmente in onda. Probabilmente con dati di ascolto migliori del solito: meglio un morto che un bel tre a zero. Perché, come ho avuto modo dire in passato, è soltanto una questione di soldi. E sul calcio se ne fanno tanti. Per questo il mondo del calcio non può cambiare, né a causa del doping né a causa di dirigenti e arbitri corrotti, né a causa di episodi di violenza. Con enormi vantaggi per tutti coloro che ci stanno dentro: calciatori, allenatori, opinionisti, dirigenti e presidenti. Un esempio per tutti: il presidente del Catania sabato voleva mollare tutto, ma oggi ci ha già ripensato. Un’ultima riflessione, forse cinica, forse fuori luogo, forse in quel contesto io non sarei migliore. Non mi era mai capitato di vedere, a fronte di un crimine commesso in una terra con determinati problemi (di traffico, direbbe Benigni), tanta gente mettere la faccia di fronte ad un microfono, per manifestare la propria condanna. Vedremo se al prossimo morto ammazzato (di traffico) i catanesi saranno ugualmente disponibili oppure torneranno a dire:”Nienti sacciu”.

mercoledì, luglio 12, 2006

Spot pubblicitari


Ciao,

molti spot pubblicitari sono certamente più che idioti. Altri possono essre più gradevoli. Alcuni, invece, dovrebbero essere oggetto di indagine da parte dell'autorità giudiziaria. In particolare mi vengono in mente le pubblicità riferite ad integratori vitaminici, acque miracolose, cosmetici dalle proprietà incredibili. Ma il peggiore di tutti è lo yogurt alla cocaina. Hai una vita stressata a causa del lavoro e della famiglia? Hai bisogno di qualcosa che ti tiri un po' su, ma non puoi permetterti la polverina magica (mica sono tutti come Lapo che, dopo una sniffata, vince un soggiorno a Miami: a noi ci sbattono dentro per uno spinello)? Ti serve un rinforzino?

C'è Actimel: è buono (dicono), funziona, non ha gli effetti collaterali della cocaina ma ne possiede tutte le proprietà, non ti fa rischiare l'overdose, ed è perfettamente legale.

A chi lo consiglierei?

Ma al Dr. Agricola ovviamente: se nello spogliatoiio della Juventus avessero trovato tonnellate di Actimel, Guariniello non lo avrebbe certo accusato di "abuso di yogurt"!

giovedì, luglio 06, 2006

Una brutta parola

Ciao,

leggo dal dizionario Garzanti:

"CONSUMATORE: chi consuma un bene, un prodotto."

La maggior parte delle persone, come me, si ritrova inserito in questa categoria: i consumatori. Come se io tutto il giorno stessi lì a consumare, come un parassita. Diciamo invece che le persone che, come me, lavorano HANNO DIRITTO di usufrire di servizi e beni che pagano salati. I veri consumatori sono coloro che erodono (leggi consumano) la nostra pazienza. Speriamo che si sbrighino.


martedì, luglio 04, 2006

Cosa vorrei che la scuola insegnasse


Ciao,

questo è un post molto impegnativo. La scuola è fondamentale per la formazione e la maturazione dei ragazzi. I professori dovrebbero essere selezionati in base alla capacità di insegnare e di rapportarsi con gli studenti. E dovrebbero essere pagati quanto un chirurgo di fama, se sono bravi. Gli altri bisognerebbe cacciarli via: i danni che può fare un professore incompetente e/o impreparato e/o incapace sono gravissimi. Questo non è un mestiere come gli altri e non è adatto a tutti. Un bravo insegnante riesce a tenere viva l'attenzione e rende interessante lo studio. Ma la nostra scuola ha un ulteriore difetto, anch'esso gravissimo. Non insegna la materia più importante: il comportamento nella vita sociale. L'educazione civica è una disciplina largamente trascurata e sottovalutata dai programmi scolastici. Eppure se insegnassimo anche ai più piccoli valori come l'onestà, il rispetto delle regole, il significato delle leggi, ne deriverebbe, ne sono certo, un futuro più luminoso. Togliamo un'ora a Leopardi e diamola alle generazioni future, ne sarebbe felice anche lui.

lunedì, luglio 03, 2006

L'informazione

Ciao,

quando avevo circa 14 anni pensavo che mi sarebbe piaciuto fare il giornalista. Probabilmente avrei fallito completamente, perchè i giornalisti sono ormai estinti. Intendiamoci: la mia definizione di giornalista è: colui/ei che riporta i fatti. Un cronista insomma. Uno che, se proprio vuole dire anche la sua, lo fa, ma separando le proprie idee dai fatti. Credo proprio che questa figura non esista più. Curiosamente altri mestieri, seppure a fatica sopravvivono: l'arrotino, lo spazzacamini. Il giornalista no. Che i giornalisti siano tutti morti come i dinosauri? No. Si sono evoluti. Sono diventati opinionisti. Vengono pagati per esprimere un'opinione (che in molti casi, guarda un po', coincide con quella di chi li stipendia) sui fatti più disparati. Il loro pensiero sovrasta il fatto stesso, e diviene lui oggetto di discussione. Il fatto viene poi dimenticato, alla faccia della storia. Sembra che oggi avere un'opinione sia una professione (anche redditizia) e che solo alcuni, in quanto professionisti del ramo, possano vantare i titoli per esprimerla. Non è così: ricordiamocelo sempre. Non esistono opinioni giuste e sbagliate, proprio perchè di opinioni si tratta. E non occorre appartenere all'ordine dei giornalisti per averne una. Invece, è preferibile essere figlio di giornalisti per appartenere all'ordine. Sarà forse perchè papà non è giornalista, che ho scelto un'altra strada?


mercoledì, ottobre 12, 2005

Solidarietà

Ciao,

uragani, terremoti, attentati, drogati, cardinali.

vorrei manifestare la mia solidarietà nei confronti delle persone che ne subiscono le conseguenze: penso a chi ha perso tutto (anche la vita) con il passaggio degli uragani a New Orleans, in Guatemala e dovunque altro; penso alle vittime del terremoto in Pakistan ed in tutto il mondo; penso a tutti coloro che si svegliano al mattino e ancora non sanno che inciamperanno in qualche bomba; penso, anche, agli operai di una grande azienda, i quali faticano ad arrivare alla fine del mese con uno stipendio che dipende, in definitiva, dalle decisioni di un cocainomane che molti compatiscono.

Meno male che c'è Ruini che pensa per noi e veglia su di noi.

Questo mi conforta molto, e sono certo che allevierà notevolmente il dolore di tutti coloro di cui sopra.

Ciascuno è libero di fare ciò che vuole della sua vita. Se la vita gliene da la possibilità. Alcuni (sicuramente troppi) si ritengono in diritto di fare ciò che vogliono della vita degli altri. Purtroppo la vita ha dato loro questa possibilità.

Togliamogliela.



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